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Kingdom hearts book/story

Qui c'è spazio per scambio di opinioni e strategie anche sull'action RPG frutto di una collaborazione tra Disney e Square.

Moderatore: Shadow

Kingdom hearts book/story

Messaggioda boxiaf » 24/11/2008, 12:54

Modifico il primo messaggio tolgo il vecchio racconto che tanto non centra più niente e lascio qui all'inizio un piccolo spezzo dell'inizio del racconto, per chi volesse dare una curiosata. Se siete interessati a collaborare, fatemi pure sapere!


Così mi sveglio di soprassalto, ancora con il fiatone e la faccia bagnata di sudore.
Dov'è finito l'enorme mostro che fino a due secondi fà a tentato di catturarmi, stritolarmi o peggio ancora, uccidermi?!
Sono sicuro, lo sento ancora qui vicino a me che sta per afferrarmi con le sue lunghe zampe avide di sangue e infliggermi dolori inimmaginabili.
Alla fine, tiro solo un lungo sospiro di sollievo.
Infatti mi accorgo di essere disteso in riva al mare, sulla soffice e confortante sabbia dell'isola del destino.
Mi sono appena svegliato da un brutto sogno, un incubo di cui mi sfugge il motivo ma ormai è ricorrente nelle mie notti da qualche settimana. Questa volta, diversamente dalle altre è comparsa quell'immensa ombra nera, alta più di un palazzo e con uno sguardo terrificante, capace di far gelare il sangue nelle vene e far tremare le gambe anche ai più coraggiosi con una sola, terribile, occhiata.
Di solito non è mai entrata nei miei incubi dell' ultimo periodo, infatti mi ritrovo sempre in un vasto e profondo oceano, mentre privo di sensi affondo nelle sue vastità.
Il mio corpo è inerme, gli occhi chiusi e le braccia aperte e non oppone resistenza, sembra rassegnato. Intorno a me regna una calma quasi impossibile da trovare nel mondo reale, e mentre sprofondo gli ultimi zampilli di luce solare che riescono ad arrivare a quelle profondità si spengono, cedendo il posto ad una cupa oscurità.
In questo tetro paesaggio la mia bocca si apre e prima di ritrovarmi sulla riva della stessa spiaggia su cui mi trovo adesso, emette questa strana frase:
" Ho degli strani pensieri ultimamente. Tutto ciò è reale, o no?"
Cosa significheranno? Sarà un semplice sogno oppure no? E' da qualche giorno che ormai provo a dare risposta a questi quesiti, anche se sembra non abbiano risposta logica.
A quel punto del sogno riemergo dall' acqua come se la superficie di essa fosse sempre stata li a pochi centimetri da me, il sole splende alto nell'orizzonte e l'isola del Destino, il luogo dove abito da quando sono nato, trasmette una sensazione di rassicurante serenità.
Ultima modifica di boxiaf il 30/10/2009, 15:50, modificato 5 volte in totale.
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Re: Kingdom hearts book/story

Messaggioda Grande magico Wall » 24/11/2008, 19:04

Kairi non viveva con loro da molti anni.
Comunque è troppo descrittivo.
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Re: Kingdom hearts book/story

Messaggioda boxiaf » 24/11/2008, 20:23

Grande magico Wall ha scritto:Kairi non viveva con loro da molti anni.
Comunque è troppo descrittivo.


Voglio che sia descrittivo, il mio intento è quello di creare un libro.
Sistemo subito l'errore su Kairi.
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Re: Kingdom hearts book/story

Messaggioda Alexander » 24/11/2008, 20:45

Sora è un ragazzo di quattordici anni con i capelli marroni molto scompigliati e dei bellissimi occhi azzurri

2 righe più in giù
Sora è un ragazzo

E andando avanti si legge sempre Sora, Sora e Sora. Meglio evitare le ripetizioni, rendono la lettura pesante e noiosa.
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Re: Kingdom hearts book/story

Messaggioda boxiaf » 24/11/2008, 21:18

Alexander ha scritto:
Sora è un ragazzo di quattordici anni con i capelli marroni molto scompigliati e dei bellissimi occhi azzurri

2 righe più in giù
Sora è un ragazzo

E andando avanti si legge sempre Sora, Sora e Sora. Meglio evitare le ripetizioni, rendono la lettura pesante e noiosa.


Provvedo subito a sistemare, non sono un abile scrittore :D
Lo faccio per passione.
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Re: Kingdom hearts book/story

Messaggioda Torgar » 24/11/2008, 21:30

L'imperfetto sa di storiella raccontata. Prova il presente.
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Re: Kingdom hearts book/story

Messaggioda boxiaf » 24/11/2008, 21:49

Torgar ha scritto:L'imperfetto sa di storiella raccontata. Prova il presente.

Questo primo pezzo voglio farlo come storiella raccontata da un terzo, esterno dal racconto.
Quando inizierà la storia vera propria passerò alla prima persona.
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Re: Kingdom hearts book/story

Messaggioda __schwarzschild* » 24/11/2008, 21:54

Ho un déjàvu.
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Re: Kingdom hearts book/story

Messaggioda boxiaf » 24/11/2008, 21:59

Perchè?
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Re: Kingdom hearts book/story

Messaggioda Grande magico Wall » 24/11/2008, 22:43

L'impressione iniziale era quella dei pensierini.
Essere un abile scrittore è una dote essenziale per scrivere.
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Re: Kingdom hearts book/story

Messaggioda boxiaf » 25/11/2008, 9:58

Quindi secondo voi cos'è che dovrei cambiare?
Ogni consiglio è ben accetto per renderlo migliore.
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Re: Kingdom hearts book/story

Messaggioda Grande magico Wall » 25/11/2008, 20:36

La tua è una semplice descrizione. Sembra chehai messo pausa ogni 10 secondi e hai preso appunti.
Scrivere significa anche trasmettere le sensazioni oltre ai dati. Non si percepisce l'angoscia dei sogni, la tranquillità e la bellezza dell'isola, l'affiatamento tra i ragazzi e lo sconvolgimento dato dall'arrivo di Kairi (Te lo dico per esperienza; le femmine nei gruppi di amici portano sempre dei rivoluzionamenti, sia in bene che molto più spesso in male). E poi per i prossimi capitoli: Scrivere in prima persona non significa solo cambiare i pronomi e i verbi, significa anche vedere sia dal punto di vista di chi racconta che vedere attraverso le sue sensazioni e la sua interiorità.

Basta, ti posto un esempio:
(è scritto dal mio punto di vista).

----------------------------------------------------------------------------
SPOILER:
Era notte alta, proprio come dice la sigla del programma di Marzullo, programma che a lui divertiva e piaceva proprio per quel continuo porre domande. Domande talvolta un po’ strane o a prima vista inutili, ma lui se le poneva sempre, per il semplice fatto che voleva sempre avere chiaro cosa andava fatto e cosa stesse facendo. Non si pentiva mai di quello che faceva, perché prima di fare le cose ci pensava molto su.
Era notte alta, ormai la seconda che non dormiva. Lui era un tipo per cui le funzioni vitali venivano prima di tutto, ma tutti hanno un punto di rottura, e lui l’aveva raggiunto già da numerosi mesi, già dall’inizio di quella brutta storia. Non sapeva perché era uscito, magari guidare lo avrebbe distratto un po’, magari la notte lo avrebbe portato in un luogo in cui si sarebbe potuto sentire meglio; tuttavia sapeva perché si era vestito di nero. Voleva essere da solo. Per la verità stare da solo era la cosa che più gli faceva male, per tutta la vita aveva desiderato qualcuno vicino, ma quella sera aveva bisogno di stare con se stesso, senza rompipalle intorno, voleva essere invisibile nella notte. Il suo videogioco preferito glie l’aveva insegnato: Vestiti del colore dello sfondo e sarai meno visibile.
Era notte alta, e lui guidava. Quante volte aveva compiuto quel tragitto in macchina? Eppure era ancora un neopatentato. Rallentò. Rallentò davanti casa dell’altro, la guardò quasi a voler chiedere pietà, quasi a voler implorare la fine di quelle sue terribili sofferenze. Sotto casa la macchina dell’altro non c’era. La strada era vuota, la velocità della macchina era esasperante, la finestra della stanza dell’altro era buia, eppure sapeva che l’altro era in città. Passò avanti. L’autoradio era spenta; per lui la musica era come l’amante con cui si ha il rapporto sentimentale più profondo, e quella sera voleva stare da solo con se stesso.
Era notte alta, e lui camminava a piedi. Per ritrovare le sensazioni del passato, aveva riportato la macchina all’inizio della lunga strada e aveva deciso di ripercorrerla a piedi, per tornare indietro a quando era ancora poco più che un bambino, a quando esplorava quei luoghi a piedi alla ricerca dell’abitazione del suo primo amore in una sorta di cammino verso la maturità. Ma quella volta non fu così. Tanti anni e altri amori erano passati e percorrendo quella strada, non vide altro che il palcoscenico in cui si era svolta quella brutta storia, quella storia che non lo faceva dormire la notte, che non lo faceva mangiare, che gli aveva demolito i valori in cui credeva. Vide innanzitutto casa di lei, quella casa che era proprio come lei, che a vederla era meravigliosa, sembrava inarrivabile, ma poi entrando si notava che non era altezzosa, era accogliente e calda, sempre disposta a farti sentire accettato e a darti affetto e perdono. Poi la loro scuola, la scuola che avevano frequentato tutti e tre fino all’anno precedente, e nella stessa classe per giunta. Quanto era stato felice di capitare in quella classe dopo la sua bocciatura, soprattutto perché vi aveva trovato persone amiche, proprio come lei e come l’altro, almeno prima che quella brutta storia cominciasse. Vide la cornetteria fuori alla quale aspettò tutta la sera che loro due tornassero, perché lei era uscita con lui e ad un certo punto l’altro li aveva raggiunti e glie l’aveva portata via; dovevano parlare, dicevano. Vide la strada che lei percorreva per andare a casa dell’altro e andarsi a chiudere in camera insieme, vide la strada che lui e lei percorrevano per andare a mare o per condividere qualcosa nei rari momenti di somma felicità che la vita gli aveva concesso negli ultimi mesi. Nella sua mente, vide l’altro che faceva il lavaggio del cervello a lei e le faceva lasciare il fidanzato per i suoi voluttuosi scopi, un “uomo” che rovina la prova vivente che l’amore vero esiste, l’unica cosa a cui lui si era aggrappato, uno dei pochi valori che gli erano rimasti, ora era rovinato, e tutto solo per colpa loro.
Era notte alta, e lui era ormai arrivato sotto casa dell’altro.
D’un tratto si fermò e si sedette per terra, nell’ombra dei lampioni, in un angolo che gli ispirava protezione. Si ricordò di cosa aveva visto guardandosi allo specchio prima di uscire: una faccia che esprimeva un’enorme sofferenza prima di qualsiasi altra cosa, prima ancora della volontà, da sempre stata la sua principale caratteristica. Si guardò, lui riusciva a vedere anche in quel buio, e quando proprio non ci riusciva, si toccava. Sentì le cicatrici sulle sue mani, ottenute dando migliaia e migliaia di pugni nel muro per sfogare la sua rabbia e il suo tremendo malessere. Sentì i muscoli delle braccia e del resto del corpo, voluminosi e sodi come non lo erano mai stati, messi su per sfogare il suo dolore, per sentirsi superiore all’altro almeno dal lato fisico e perché si illudeva che tutti quei muscoli lo avrebbero protetto dalle indicibili sofferenze che aveva dentro. Un uomo distrutto, ma In quel momento, dall’esterno non gli arrivava alcun male, cosa piuttosto rara da molti mesi a questa parte. Quanto male aveva ricevuto, quanti danni psicologici aveva subito? Quanto aveva avuto paura che tutti quei sentimenti negativi si riversassero improvvisamente fuori, facendo del male a qualcuno?
Era notte alta, e sentì l’altro arrivare. Non ci fu bisogno di guardare, avvertì la sua presenza. Fu un attimo, e capì tutto: capì perché aveva lasciato la macchina lontano, e perché era vestito di nero, e anche perché era uscito quella sera e perché era là da tutto quel tempo. Già, quanto tempo era passato? Non aveva più importanza ormai. Vide l’altro avvicinarsi al cancello. Erano due mesi che non lo vedeva, con tutti quei pensieri violenti che faceva, aveva avuto troppa paura di fare qualche stronzata. Però in quel momento la paura era scomparsa, anzi non provava proprio niente. Gli si avvicinò furtivamente, silenziosamente, come un giaguaro che si avvicina invisibile nella giungla alla sua preda per attaccare fulmineamente al momento opportuno. Proprio come si faceva nel suo videogioco preferito. Vide l’altro allungare il braccio verso il cancello, e l’animale che oramai era diventato sentì che era il momento. Fu veloce come un battito di ciglia, fulmineo come il morso di un serpente. Afferrò il braccio e il collo nella nuova presa che aveva inventato apposta per l’altro. L’altro istintivamente si divincolò, ma stavano agendo entrambi al livello istintivo, come bestie feroci, e in quella situazione, lui era il predatore e l’altro la preda. Lui strinse la presa e lo sballottolò violentemente, lo trascinò dietro il parcheggio, fece leva con il suo ginocchio dietro quello dell’altro e si accasciarono a terra in un cono d’ombra, dove nessuno li avrebbe mai visti. Strinse quindi le gambe intorno alla gabbia toracica. “Sei fottuto, amico!” Esclamò.
Era notte alta, ed ecco finalmente lui e l’altro faccia a faccia, o per meglio dire faccia a schiena.
Allentò un poco la presa al collo, in modo da non fargli perdere conoscenza, poi iniziò: “Vedi, tu hai agito in maniera fin troppo subdola; hai preso una coppia felice e ingenua e hai distrutto la loro felicità, e tutto solo per te stesso, per il tuo piacere momentaneo. Hai preso un gruppo di amici, tra cui me, e hai seminato zizzania tra di loro, con il risultato che adesso si odiano, e tutto per il tuo piacere momentaneo. Hai usato persone, rovinato amicizie, rovinato amori, cancellato tutto ciò che di bello trovavi intorno a te. Per te stesso. E la persona che più di tutti ha subito tutto questo, sono stato io.” “Tu sei pazzo, lasciami!” riuscì a sibilare quello, ma lui incalzò: “E hai fatto tutto nella maniera più subdola e vigliacca che esista. Hai capito che in questo mondo, chi è disposto a qualsiasi genere di azione immorale, come te, vince sempre su quelli che hanno dei valori come me, perché quelli come me hanno dei valori che quelli come te possono distruggere, mentre quelli come te non hanno niente.” Ci fu una breve pausa, forse quelle parole l’avevano colpito, o forse cominciava a mancargli il sangue al cervello, poi lui continuò: “Vedi, negli ultimi mesi non ho fatto altro che allenarmi e prepararmi per ucciderti. Ho sempre pensato che fosse la cosa giusta da fare per il bene di lei. In fondo eliminando te, lei soffrirà all’inizio, ma a lungo andare sarà molto più felice che con te che la manipoli come una marionetta. In fondo lo sai bene che solo io la amo a tal punto e sono talmente maturo da sacrificare tutta la mia vita, o almeno una trentina d’anni, per garantire la sua felicità; e se vuoi fare l’uomo almeno una volta nella tua vita, devi capire che arrendendoti e accettando la morte farai del bene anche a lei.” L’altro si agitò, non voleva morire, in quel momento era un animale in pericolo, combatteva per la sua stessa sopravvivenza, ma purtroppo per sé combatteva invano. “Sai, anche io negli ultimi mesi ho combattuto invano come combatti tu in questo momento, proprio perché c’era una persona meschina e vigliacca dietro di me che mi pugnalava alle spalle. Mi ero preparato per affrontarti faccia a faccia, in un duello in cui non avrebbe fatto differenza chi dei due sarebbe caduto, per combatterti alla mia maniera, in uno scontro leale, ma nel frattempo ho ricevuto dall’esterno talmente tanto male che ho iniziato ad avere paura di quello che stavo diventando. In altri tempi avrei combattuto il male con il bene, come ho sempre fatto, ma ora come ora posso combatterlo soltanto con un male ancora peggiore.” Strinse un poco la presa, e quello ebbe paura, paura come non ne aveva mai avuta in vita sua. “Io almeno ho avuto il coraggio di ucciderti nel vero senso della parola, mentre tu non hai usato che mezzi meschini e immorali. Non mi fa paura buttare la mia vita nel cesso per lei, mentre tu non riesci nemmeno ad accettare con dignità la morte. Lei mi odierà, e penso che tu sappia che io sono l’unico che è capace di portare tale fardello sulle spalle per tutta la vita, quindi a te spetta una sorte ben più rosea.” “Fra poco terminerà anche il terrore che ti incute la morte. Stavolta purtroppo per te il meschino non vincerà. Tu devi smettere di esistere, così lei, che è la mia vita, potrà essere finalmente felice, e poco importa se il resto dei miei giorni andranno sprecati in una stanza da cui non si può uscire e infine a pulire i cessi, perché solo così la mia vita si salverà. Spero di rivederti all’inferno. MORS TUA, VITA MEA.”
Era notte alta, la presa si strinse, l’altro prima si agitò, poi perse le forze, poi tremò, poi perse conoscenza, poi si spense del tutto.
Quella volta non aveva agito con consapevolezza o con premeditazione, era stato una feroce bestia. O forse non aveva mai fatto niente di più sinceramente desiderato in vita sua. L’adrenalina, la consapevolezza del fine e il desiderio che c’era dietro gli impedirono di farsi schifo per quello che aveva fatto. Aveva ucciso quello che un tempo era il suo migliore amico con le sue stesse mani. Ma non provava il minimo rimorso per quello che aveva fatto. Semplicemente continuava a guardarlo. Era notte alta.


----------------------------------------------------------------------------

A chi non importa, non lo legga, è solo un esempio.
Comunque si vedono proprio le sensazioni di una persona, l'ho ritenuto un esempio valido.

Buon apprendimento.
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Re: Kingdom hearts book/story

Messaggioda boxiaf » 28/10/2009, 13:40

Ho provato a modificarlo, ne provo a scrivere un pezzo:

Così mi sveglio di soprassalto, ancora con il fiatone e la faccia bagnata di sudore.
Dov'è finito l'enorme mostro che fino a due secondi fà a tentato di catturarmi, stritolarmi o peggio ancora, uccidermi?!
Sono sicuro, lo sento ancora qui vicino a me che sta per afferrarmi con le sue lunghe zampe avide di sangue e infliggermi dolori inimmaginabili.
Alla fine, tiro solo un lungo sospiro di sollievo.
Infatti mi accorgo di essere disteso in riva al mare, sulla soffice e confortante sabbia dell'isola del destino.
Mi sono appena svegliato da un brutto sogno, un incubo di cui mi sfugge il motivo ma ormai è ricorrente nelle mie notti da qualche settimana. Questa volta, diversamente dalle altre è comparsa quell'immensa ombra nera, alta più di un palazzo e con uno sguardo terrificante, capace di far gelare il sangue nelle vene e far tremare le gambe anche ai più coraggiosi con una sola, terribile, occhiata.
Di solito non è mai entrata nei miei incubi dell' ultimo periodo, infatti mi ritrovo sempre in un vasto e profondo oceano, mentre privo di sensi affondo nelle sue vastità.
Il mio corpo è inerme, gli occhi chiusi e le braccia aperte e non oppone resistenza, sembra rassegnato. Intorno a me regna una calma quasi impossibile da trovare nel mondo reale, e mentre sprofondo gli ultimi zampilli di luce solare che riescono ad arrivare a quelle profondità si spengono, cedendo il posto ad una cupa oscurità.
In questo tetro paesaggio la mia bocca si apre e prima di ritrovarmi sulla riva della stessa spiaggia su cui mi trovo adesso, emette questa strana frase:
" Ho degli strani pensieri ultimamente. Tutto ciò è reale, o no?"
Cosa significheranno? Sarà un semplice sogno oppure no? E' da qualche giorno che ormai provo a dare risposta a questi quesiti, anche se sembra non abbiano risposta logica.
Everyone, listen to me. I'm Cloud, ex-SOLDIER, born in Nibelheim. I came to settle up with Sephiroth.I came here by my own free will... Or so I thought. However......To tell the truth, I'm afraid of myself. ...There is a part of me that I don't understand. That part that made me give the Black Materia to Sephiroth. If you hadn't stopped me, Aeris might have been......There's something inside of me.A who is not really me. That's why I should quit this journey. Before I do something terrible. But I am going. He destroyed my hometown five years ago, killed Aeris, and is now trying to destroy the Planet. I'll never forgive... Sephiroth. I... I must go on. ... I have a favor to ask of you. Will you all come with me? ...to save me from doing something terrible.I don't know how Aeris tried to save the planet from the Meteor. And I guess now, we'll never know. But! We still have a chance. We must get that Black Materia back before Sephiroth uses it. Let's go.
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Re: Kingdom hearts book/story

Messaggioda Zogmar94 » 28/10/2009, 23:11

Hai intenzione di fare tutto dall'1 al 2 con CoM compreso? Buona idea, se prima di CoM (o dopo) ci metti 3/qualcosa days anche i neofiti si potranno fare un'idea scorrevole

Mi chiedo come farai per i combattimenti, però.

Hai intenzione di mettere il minimo essenziale, tipo Signore degli Anelli o scriverai belle scene di lotta tipo Eragon?
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Momenti avvincenti:Meteor vs Holy (FF7)
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Re: Kingdom hearts book/story

Messaggioda Teoskaven » 28/10/2009, 23:20

Bentornato Boxiaf; sai, avevo giusto per i miei pensieri odierni una specie di racconto sulla caduta del Radiant Garden... appena ho scritto ti mando un PM per chiedere cosa ne pensi ;)
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