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FINAL FANTASY XIII: ANTEPRIMA

- Informazioni generali
- Trama
- Personaggi
- Battle System
- Final Fantasy XIII: Episode Zero
- Recensione della demo
- Final Fantasy XIII Premiere Party
- Il Trailer del Tokyo Game Show
- Artwork e screenshot
Final Fantasy XIII: Episode Zero -Promise-
Final Fantasy XIII: Episode Zero -Promise- non è altro che un racconto che
è stato
inserito ad episodi sul sito ufficiale giapponese di Final Fantasy XIII.
Questo romanzo, le cui vicende sono collocate anteriormente a quelle di
FFXIII, è composto da varie parti, suddivise a loro volta in capitoli.
In questa pagina troverete la traduzione completa della Novel, a cominciare
dalla prima parte, intitolata "Encounter".
La traduzione è stata effettuata da Nao e da
Zell. Se
volete copiarla e pubblicarla altrove, chiedete prima il permesso o, almeno,
assicuratevi di specificarne la provenienza.
La traduzione inglese originale è opera di
Lissar.
Attenzione: le parti I, III e V sono state
pubblicate sul sito ufficiale del gioco; le parti II e IV, contenenti potenziali
spoiler, sono state pubblicate esclusivamente in Giappone, dove sono uscite in
forma cartacea.
Parte I: Encounter
- Capitolo 1
- Capitolo 2
- Capitolo 3
- Capitolo 4
- Capitolo 5
- Capitolo 6
- Capitolo 7
Parte II: Stranger [SPOILER]
- Capitolo 1
- Capitolo 2
- Capitolo 3
Parte III: Friends
- Capitolo 1
- Capitolo 2
- Capitolo 3
- Capitolo 4
- Capitolo 5
Parte IV [SPOILER]
- Capitolo 1
- Capitolo 2
- Capitolo 3
Parte V: Treasure (Family)
- Capitolo 1
- Capitolo 2
- Capitolo 3
- Capitolo 4
- Capitolo 5
- Capitolo 6
- Capitolo 7
Parte I: Encounter
Capitolo 1
Sapeva di essere circondata, ma non sentiva né tensione né panico. Pensava solo
a come recuperare il tempo che avrebbe sprecato per cercarli. "Proprio come ci
avevano detto", mormorò Lightning preparando la sua spada. C'erano molti Sahagin,
mostri che sembrano pesci, ma che hanno arti da anfibi e vivono sulla superficie
dell'acqua. Nei dintorni della città costiera di Bowdam questa specie di mostri
acquatici appare molto spesso. Non sono solo gli umani a desiderare di vivere
qui; l'alta temperatura, l'acqua e l'atmosfera sembrano piacere molto anche ai
mostri.
Riuscì ad individuare quattro corpi grigi e rossi nell'area. Ne percepiva due
alle sue spalle. Uno di essi iniziò ad avvicinarsi. Si stava preparando ad
attaccare. Lei realizzò un taglio verso destra con la sua spada.
Resistenza. Adesso verso sinistra. La sua spada scintillò, diventando il suo
nome, attraverso gli organi vitali dei Sahagin. Due eliminati. Sentì qualcosa
saltarle alle spalle, ma a quella velocità non rappresentava una minaccia. Emise un
leggero sospiro. Si girò e tagliò il mostro a metà. Adesso ne rimaneva solo uno dietro
di lei...
E fu allora. Lei retrocesse. Sentì uno sparo, che fece sì che il petto del Sahagin si aprisse di colpo. Adesso un
mostro in più giaceva coperto dai propri fluidi
vitali verdognoli.
"Ti aiutiamo noi!"
Sentì la voce di una donna accompagnata dal rumore di una motocicletta aerea.
"Non siete d'aiuto, vi state solo mettendo in mezzo", pensò lei irritata,
ritirando la sua spada.
Il Sahagin non prestava più attenzione a Lightning. Lei non ebbe bisogno di
guardare in alto per capire che la proprietaria di quella voce doveva essere
una donna di classe inferiore. Dal rumore della motocicletta si capiva quanto
fosse modificata. Si vedeva che non era sicura e che non poteva essere stata
ideata per essere immessa sul mercato. Non era nemmeno uno di quei modelli
silenziosi fatti per i militari; emetteva un suono differente. La donna che la guidava non
poteva essere né una cittadina né un soldato.
Difatti non era una donna quella che aveva un revolver in una mano, mentre
controllava la moto con l'altra. Si trattava di un uomo dai capelli azzurri, molto
giovane. Se ne andava in giro pieno di gioielli e piume, e perfino da lontano si
poteva notare il suo aspetto appariscente. Dietro di lui c'era una donna castana, con un'enorme arma in mano. La moto scese rapidamente, la donna si mise in piedi e
sparò con la sua arma. I due Sahagin rimasti scapparono uno dietro l'altro, ancora
vivi e vegeti. La donna non aveva una cattiva mira. Ma, dopotutto, aveva
dovuto utilizzare la metà delle sue munizioni.
La moto scese vicino a Lightning e frenò. Era guidata da qualcuno che sapeva
cosa faceva.
"Ehi, soldato, eri in trappola, non è cosi?"
La donna castana mise a posto il
revolver e sorrise. Aveva una camicia molto scollata. Lightning riuscì a vedere
un tatuaggio a forma di farfalla sulla scapola destra della donna. Se l'uomo dai capelli azzurri
era pieno di decorazioni, della donna castana si poteva dire che andava in giro
mostrando molti centimetri di pelle. Nessuno di loro aveva vestiti che si
metterebbe una qualsiasi persona che utilizzi armi da fuoco. Tutte quelle
decorazioni penzolanti darebbero solo fastidio durante un combattimento. E un
revolver tanto grande come quello si scalda rapidamente. Inoltre, andare in giro
così scoperti non
proteggerebbe nessuno dalle scottature. "Novellini", pensò lei, e chiese:
"Chi siete?"
"Siamo i Nora."
Anche se Lightning voleva sembrare fredda e dura, l'altra donna sembrava non
rendersene conto. I suoi occhi color ambra rotearono da una parte all'altra,
come se quella situazione la divertisse.
"Se sei un soldato di Bowdam, dovresti aver sentito parlare di noi almeno
un po', no?"
Quanta sicumera. Lightning era curiosa di sapere come facesse ad essere così sicura di se stessa, però non aveva tempo per chiederglielo.
"Mi dispiace, mai sentiti.", disse con voce tagliente, e si girò.
Riusciva ancora a sentire le loro voci alle sue spalle.
"Ma..."
"Che strano, avrei giurato che fossimo più famosi."
Iniziò a camminare più rapidamente per non dover più sentire le loro voci.
Che fastidiosi. Avevano interferito nella sua missione e credevano veramente di
essere stati d'aiuto. Non riusciva a sopportare il fatto che apparissero così
orgogliosi di sé
stessi, quindi mentì loro, e odiò sé stessa per averlo fatto. Sì, aveva mentito.
Mentito sul fatto che non aveva mai sentito parlare dei Nora. Li conosceva,
aveva sentito parlare di un gruppo che utilizzava un piccolo negozio sulla costa come
quartier generale. Quel negozio era in realtà una caffetteria pensata per i turisti,
ma frequentata soprattutto dagli abitanti locali... Nonostante non si trattasse
del tipo di posto che sarebbe popolare tra le ragazze di un liceo.
"Siamo gatti randagi. È da lì che abbiamo preso il nostro nome. [ndr: "nora"
in giapponese significa "randagio"]". Ancora più
fastidioso ricordare quella cosa adesso. Lightning tagliò corto. "Non pensare a
cose futili.", si disse. "Chiama il Sergente Maggiore e informalo
del fatto che la missione è stata compiuta. È la cosa più importante da fare
adesso."
C'erano già molti soldati nel punto di ritrovo. I Sahagin non erano lontani dal
luogo dove erano stati segnalati. Quando si tratta di mostri rapidi, la cosa non è
così facile. I mostri odiano gli umani, quindi non si lasciano vedere in
distretti residenziali o commerciali, ma le periferie sono tutta un'altra storia. Per la
gente che vive nelle vie tranquille costruite fuori dalla città, i mostri
sono un grosso problema. Anche se perfino un novellino sarebbe in grado di
tenere a bada un
mostro piccolo, essi sono soliti muoversi in gruppi numerosi. Gli unici che vivono da
soli sono i più grandi e i più forti. In altre parole, quelli che, se li vedi,
la mossa più intelligente che puoi fare è
contattare l'esercito immediatamente. Quello è il lavoro svolto
solitamente dalle forze di sicurezza, l'unità di Lightning.
Altri soldati si avvicinarono a lei, complimentandosi per il lavoro svolto.
Lightning andò a cercare il suo superiore. No, in realtà non dovette cercarlo. Il
Sergente Maggiore Amoda si poteva sentire da qualsiasi posto. Andò nella
direzione dalla quale si sentivano le sue risate.
Lightning aggrottò le sopracciglia. Amoda stava parlando con un gruppo che non
aveva mai visto. E insieme a loro c'era una motocicletta aerea rimodellata.
Sembrava molto simile a quella che guidava l'uomo dai capelli blu. Chi era quell'uomo
che stava parlando con il Sergente Maggiore così amichevolmente? Sembrava
fiducioso, ma anche accaldato. Lei non poteva dire se fosse per i suoi vestiti o
per il modo in cui cui si muoveva, ma si poteva capire da una semplice occhiata che era il leader.
I loro occhi si incontrarono. Lightning lo fissò. Ammise che fu qualcosa di
maleducato da parte sua, ma l'uomo fece una faccia leggermente sospetta. Capendo
che stava succedendo qualcosa, il Sergente Maggiore Amoda guardò dietro di sé e
vide Lightning.
"Ehi, Comandante, bentornata."
“Sempre la stessa storia", pensò Lightning scrollando le spalle. "Gli piacciono
questo tipo di scherzi".
"Comandante? Che scherzo è questo, Sergente Maggiore?", disse, mettendo enfasi
sull'espressione "Sergente Maggiore". A differenza di quando si era
appena unita alle forze di sicurezza, ora era diventata brava nell'ignorare i
suoi scherzi. Ovviamente, alcune volte
era necessario rispondere per le rime.
"Beh, sei la nostra leader d'assalto, non è cosi?". Quando diceva cose del
genere non c'era niente che lei potesse dire, cosi sospirò e decise di
ignorarlo.
"E questo chi è?". Lightning guardò l'uomo che stava al suo lato. Non
importava vederlo da lontano o da vicino, il suo aspetto era lo stesso e gridava
cattive notizie.
"Sono dei Nora, Sergente." Un giovane soldato irruppe nella conversazione.
"Hai mai sentito parlare di loro?"
"No, di nuovo i Nora no...", pensava Lightning, quasi mostrando la sua
irritazione. "Ho appena finito di togliermeli dalla testa ed ecco che
ritornano..."
"Un gruppo di vigilanza composto da alcuni giovani della città." Ovviamente aveva
interpretato il silenzio di Lightning come una mancanza di conoscenza da parte
sua.
"Lui è il loro leader, Snow", aggiunse Amoda. Lightning sentì un misto tra euforia
e delusione quando capi che era veramente lui il leader."
"Ehi!". Il suo saluto informale la irritò ancora di più. "Non può essere un po'
più educato?", pensò.
"Questa è la nostra Comandante d'assalto. Può anche essere giovane, ma è
veramente brava." Come prova, Amoda toccò il manico della spada di Lightning con
la punta delle dita.
"Questa è una spada che ha ricevuto da poco. Una Blaze Edge... immagino che
voi non capiate, ma se qualsiasi soldato la vedesse, saprebbe quel che significa
questa spada."
"Sergente Maggiore, non parliamo di..." Lightning sapeva cosa stava per
dire, quindi cercò di fermarlo, ma Amoda la ignorò e continuò.
"Questa è una spada che viene data solo ai migliori soldati. Sto dicendo che quelli
che hanno spade simili hanno anche abilità impressionanti. Notevole, vero?"
"Adesso sta un po' esagerando con gli elogi", pensò Lightning. Voleva fermarlo prima
che continuasse, ma non riusciva ad entrare nella
conversazione.
"E la sua Blaze Edge è speciale. Ha un'iscrizione che recita... aspetta,
com'era?"
'Scintilla bianca... prendi il mio nome', giusto?". Lightning lo corresse,
ma solo nella sua mente: "Invoca il mio nome". Ma non poteva permettersi di dirlo a voce alta,
era troppo imbarazzante.
"Per favore, finiamola qui... va bene?" Anche se stava scherzando, Lightning era felice di sentire quelle parole venire dal suo Ufficiale
Superiore. Ma c'è un limite a tutto. Specialmente se quel
ragazzo, Snow, era lì davanti a lei e continuava a dire "È vero?" e "Wow, è incredibile.",
rivolgendosi a lei direttamente. Era insostenibile.
"Va bene, va bene." disse Amoda deluso, scoppiando poi in una grossa risata.
"Ah, bene. Quindi è per questo che la qui presente Sergente è riuscita a
concludere il suo lavoro così velocemente. Siete delusi dal fatto che ci sia stato poco da
fare anche
questa volta, vero?"
"Nah. Sai, non c'erano solo i mostri che ci avevano segnalato."
"Davvero?"
"Sì, se li staniamo, arrivano uno dopo l'altro."
"Va bene, mi pare una buona idea andare a stanarli, ma non fate casino." E allora
disse, "Ovviamente, ovviamente", e concordò pienamente.
"Forze di vigilanza?", pensò Lightning. "Non fatemi ridere. È solo un gruppo di
novellini che hanno armi da fuoco e si credono i giustizieri...". Voleva
dire cosa pensasse di loro, ma non sarebbe servito a nulla. Puoi criticare solo
quando ti aspetti un miglioramento. Se non è cosi, stai solo sprecando fiato.
"Ragazzi, avete un sacco di energie. Perché non vi unite all'esercito?"
"Le regole e le uniformi semplicemente non sono compatibili con la nostra
personalità, capisci?"
"Perché questo tizio continua a dire cose che fanno saltare i nervi?", pensò Lightning. "Mi
fa infuriare."
Ma il Sergente Maggiore Amoda si limitò a ridere e a dire: "Occhio a quello che
dici.", accompagnando la frase con una pacca sulla spalla di Snow, come
rivolgendosi a un buon amico.
"Beh, adesso che la zona è stata ripulita dai mostri, ce ne andiamo." Con
l'ordine di Snow, tutti salirono sulla motocicletta aerea.
"Sarà meglio che non andiate per conto vostro, potreste finire per essere
catturati", gridò il giovane soldato di prima. Aveva all'incirca la loro stessa età, sembravano amici.
"Gli PSICOM non sono come noi. A loro non sfuggireste mai."
PSICOM. Sicurezza Pubblica e Informazione. Il servizio segreto dell'esercito.
C'erano solo soldati d'èlite tra le sue file. Le forze di sicurezza lavoravano
a contatto con le persone. Per questo, uno avrebbe pensato che fossero cordiali.
In realtà gli PSICOM non avevano idea di cosa fosse la cordialità. Gli PSICOM non
avrebbero mai permesso al Team Nora di esistere. Ma un gruppo di semplici cittadini
non sapeva queste cose.
Tutti i membri dei Nora risero alle parole del giovane soldato.
"Staremo bene. Siamo più forti di qualsiasi esercito." Il leader sarà
pure il leader, e i membri del gruppo, i membri. Ma il giovane soldato parve non
farvi caso, e disse solo "Un po' presuntuosi no?", ridendo.
Lightning pensò che non solo mancavano di buonsenso, ma anche che non capivano
cose che qualsiasi persona avrebbe capito. Cosi pensò che ignorarli e
dimenticarsi di loro sarebbe stato meglio. Ma...
"Aspetta." Quando capì cosa stava facendo, aveva già cominciato a seguirli. Li
fermò. Doveva dire una cosa, solo una cosa.
"Il tuo nome è Snow, vero?"
"Sì" disse Snow, che stava già preparandosi a decollare.
"Tu sei quello che corre dietro a mia sorella minore."
"Sorella minore?"
"Serah Farron." Non aveva finito di dire il nome di Serah che Snow disse
"Ah!" e saltò dalla moto correndo verso di lei.
"Quindi sei la sorella di Serah, eh? Avete un viso simile, ma sembrate così
diverse...". Snow sembrava così felice che Lightning era sconcertata. Era come
un bambino che aveva appena trovato delle caramelle.
"Serah mi aveva detto che sua sorella è un Soldato. Quando ci siamo conosciuti,
ho pensato che poteva trattarsi di te... e sì, sei veramente sua sorella." Snow disse
il suo nome con cosi tanta confidenza che la irritazione che aveva prima
Lightning tornò. Stava preparandosi per gridargli contro qualcosa, quando lui
allungò la mano
destra.
"Piacere di conoscerti! Sono Snow Villiers." La sua mano era enorme. Lei pensò
che ciò fosse dovuto ai guanti di cuoio che indossava, che forse facevano
sembrare le sue mani più grandi di quel che fossero. "Vuole stringermi la
mano con i guanti indosso! Quest'uomo è
veramente maleducato."
"Non voglio che tu abbia a che fare con mia sorella." Ignorò la sua mano
tesa. Non se la sentiva di essere amichevole nei suoi confronti.
"Perché?" Gli occhi di Snow scivolarono dalla sua mano alla faccia di
Lightning, per poi tornare a fissare le sue dita. Probabilmente non aveva
afferrato la frase di Lightning.
"Ho detto che non voglio che tu abbia a che fare con mia sorella." Snow ritirò
la sua mano. Finalmente capì che era stato rifiutato. Nonostante ciò, non si dette
per vinto e disse esitante:
"E se lo facessi?"
"Non ho bisogno di rispondergli, ho detto quel che volevo dirgli", pensò lei. Cercò
di dargli le spalle, ma qualcosa le colpì le dita dei piedi.
Un cocco. Era un tipo di cocco caratteristico delle palme di Bowdam. Se dicevi
"palme" da quelle parti, la gente pensava automaticamente a quella pianta. Cresceva rapidamente,
aveva foglie grandi e larghe e alle persone piaceva vederle mentre camminavano
sulla spiaggia. Ma, a differenza delle noci di cocco normali, quelle non si potevano mangiare.
Erano
enormi, e non importava come le cucinassi; non si potevano mangiare e basta. "Come quest'uomo", pensò Lightning.
"Quindi... e se lo facessi? Cosa succederebbe?" Lei mise il piede sul cocco.
"Non lo fare." Si scrocchiò le dita. Non era quello il modo in cui
pensava di liberarsi dell'uomo che perseguitava sua sorella, ma non poteva farne
a meno.
Il cocco che aveva sotto il piede scivolò. Snow lo colpì in modo da farlo
roteare per aria
formando un arco e finendo infine nella sua mano. Era come un bambino
bravo a colpire le palline.
"Mi dispiace, ma anche se mi prendi a botte, non funzionerà."
Vuole dire che i pugni dati dalle donne non sono abbastanza forti, o che
semplicemente non voleva darle retta? Probabilmente entrambe
le cose.
"Perché ho la testa dura.", disse ridendo, facendola arrabbiare ancora di più.
Lei gli diede le spalle e se ne andò. "Non mi piace", pensò. "Reclutare bambini
e atteggiarsi a loro generale, incoraggiando i deboli... che uomo orribile.
Perché Serah lo trova così interessante? La risposta, chiaramente, era: lo trova
interessante e basta. Non vuol dire che gli piaccia veramente. Sicuramente è così."
"Sergente Farron, lo conosci?"
Nessuno poteva aver sentito quel che si erano detti, ma probabilmente lì avevano
visti litigare. Il giovane soldato sembrava preoccupato quando fece la domanda.
"No, veramente no." Non lo conosceva, e non voleva aver più a che fare con lui.
Non doveva né stare vicino a Lightning né stare vicino a sua sorella Serah.
"Me ne vado." Lightning si tirò i capelli all'indietro e si allontanò.
Capitolo 2
La brezza di mare le sfiorava piacevolmente le guance. Serah camminava senza
meta per il lungomare, con le braccia spalancate. Il clima era
meraviglioso. Nei paraggi c'era solo quiete. In questa stagione tutti i turisti
vanno in spiaggia per nuotare nell'oceano. Probabilmente la caffetteria del Team
Nora era stata occupata fin dalla mattina. Anche se non è piena stagione, oggi per Lebreau è giorno di lavoro. La sua cucina riesce sempre ad attirare quelli del
posto.
Probabilmente quello era il motivo del ritardo di Snow. Con molta probabilità
aveva detto "Lascerò continuare voi, ragazzi." e poi aveva provato ad andarsene,
ma qualche cliente abituale l'aveva trascinato in una conversazione. Serah
sorrise al pensiero di quella scena.
"Ehi!", sentì dire da qualcuno, e si girò. Non era Snow. Era un membro dei Nora
chiamato Gadot. Dal momento che stava guidando la moto aerea da solo, era
probabile che stesse semplicemente tornando al lavoro. O forse Lebreau gli aveva
chiesto di andare a recuperare qualche ingrediente.
"Dimmi, lui farà tardi... giusto?", disse Serah guardandolo e vedendo la moto
aerea fermarsi accanto a lei. Nonostante sia più basso di Snow, i suoi grossi
muscoli spesso fanno sì che la gente pensi a lui come ad un gigante. Quando
Serah lo incontrò per la prima volta, pensò che appariva grande e spaventoso, ma
ora ovviamente la pensava diversamente.
"È stato bloccato da un cliente?"
"Bingo. E probabilmente gli ci vorrà un po'." Mi chiedo se sia uno di quei
clienti logorroici, pensò Serah. Non sapeva dire con certezza se Gadot fosse
stato mandato da Snow o da Lebreau.
"D'accordo, ho capito. Grazie."
"Tranquilla, dovevo comunque passare di qui." Gadot disse "a presto" e decollò a
bordo della sua moto aerea. Serah lo salutò con la mano e lo vide partire.
Ritornò la quiete, e Serah ricominciò a camminare. C'è un posto, vicino alla
fine del lungomare, dove gli uccelli di mare sono soliti riunirsi. Decise che
avrebbe aspettato Snow laggiù. Non si stancava mai di vedere gli uccelli di mare
giocare con le onde. Serah voleva aver portato qualcosa da dar loro in pasto.
"Amo questa città", mormorò Serah. Gli uccelli che giocano con l'oceano, il
colore del cielo, le foglie che frusciano dolcemente sugli alberi, e pure il
lungomare, curato in modo splendido. Ma questo, per Serah, era l'ultimo anno di
scuole superiori. Era già stato deciso che avrebbe dovuto andare all'università
nella capitale, Eden. Era la strada che aveva scelto lei stessa di
intraprendere, ma il sol pensiero di dover lasciare la città la rendeva triste.
Snow dice sempre:
"Eden non è chissà dove. Possiamo vederci quando vogliamo.", e dicendolo
sorrideva. Serah diceva sempre a sé stessa: "Non è che non ci vedremo mai più.".
Serah sapeva cosa significasse non vedere più qualcuno.
Il primo era stato suo padre. Nonostante non avesse l'età per capire cosa fosse
la morte, Serah aveva capito che non avrebbe più rivisto suo padre. Quando sua
madre morì di una malattia, lei sentì in modo ancora più forte il dolore di
perdere qualcuno per sempre. Perdere qualcuno proprio di fronte a te. Anche Snow:
era stato cresciuto dalla stessa istituzione in cui c'erano Gadot, Lebreau e
Yuge. Avevano sperimentato tutti lo stesso dolore. Ecco perché si rivolgono alle
persone con così tanta gentilezza, anche se non se ne rendono conto.
Serah si rese conto di essere felice. Sono felice, perciò persino una minima
distanza tra di noi fa male. Potersi incontrare tutti i giorni, parlare di cose
sciocche, essere circondata da persone gentili. È così divertente, che perdere
anche una piccola parte di tutto ciò fa male.
"Che bambina viziata. Sei troppo avida." Si diede un colpetto in testa col
proprio pugno. Eden non è così vicina come dice Snow, ma è pur sempre vero che
possiamo continuare a vederci se lo vogliamo. Quindi ho deciso che smetterò di
sentirmi così dispiaciuta. Non voglio perdere in questo modo il tempo che mi
rimane da passare qui.
Aveva appena preso questa decisione, quando vide qualcuno correre per il
lungomare. Era Snow. Era arrivato prima di quel che pensasse. Probabilmente
aveva fatto del suo meglio per terminare la conversazione il prima possibile.
"Da questa parte!" Si mise a saltare sbracciandosi.
"Hai visto mia sorella!?" Non riusciva a fare a meno di gridare. Snow era
leggermente senza respiro per aver corso con tutte le forze giù per il
lungomare, ma non appena riprese fiato disse: "Sì, ho visto Lightning."
"Ieri, ci siamo imbattuti l'un l'altra."
Aha, ecco perché, disse Serah tra sé e sé.
"Perché, ha detto qualcosa su di me?"
"Niente. Ma era veramente di cattivo umore, perciò ho pensato fosse strano."
Nonostante fosse di cattivo umore, si comportava sempre allo stesso modo.
Lightning non fa mai il broncio come un bambino quando è arrabbiata. È sempre
stata troppo orgogliosa per mostrare i suoi sentimenti. Ma Serah era capace, in
qualche modo, di interpretare l'umore di sua sorella. Era come se un'aura
invisibile attorno a lei cambiasse leggermente. Se avesse dovuto fare un
paragone, avrebbe usato l'energia elettrica. Non la riesci a vedere, ma se la
tocchi riesci a sentire la scossa.
Sembra che Snow abbia provato a farsi male, pensò Serah con un sorriso amaro.
Lightning e Snow sono l'esatto opposto. Snow è fedele ai suoi sentimento,
manifesta quel che pensa attraverso il viso, le azioni e le parole. I suoi
sentimenti e i suoi discorsi sono legati strettamente insieme. Non si sognerebbe
mai di mentire o ingannare. Ecco perché Serah sentiva di potersi fidare di lui,
nonostante sua sorella la pensasse diversamente. Non avevano niente in comune,
erano come gatto e topo.
"Dannazione..." Snow si grattò la testa. "Cosa dovremmo fare?"
Inizialmente Serah non capì cosa intendesse, ma poi comprese.
"È tutto a posto, puoi ancora venire." La settimana dopo sarebbe stato il
compleanno di Lightning.
Serah era riuscita a farle prendere del tempo libero, in modo che i tre
potessero festeggiare insieme.
"Diciamole che stiamo uscendo insieme."
"Già, è orribile doverlo nascondere."
Serah aveva pianificato di presentarle Snow alla festa di compleanno. Non voleva
che Lightning si prendesse un giorno libero solo per poter conoscere Snow, dato
che ciò l'avrebbe solo irritata e, dal momento che era così occupata...
Ma Serah non voleva aspettare troppo a lungo prima di affrontare la cosa.
"Se le parliamo, lei capirà. È davvero simpatica." Lightning non è dura solo con
se stessa, ma anche nei confronti degli altri. E una volta che ha deciso una
cosa, molto raramente torna su suoi passi, quindi gli altri la considerano
testarda. Ma è in questo modo che è riuscita a proteggermi e a prendersi cura di
me, pensò Serah. Anche se si trovava ancora nell'età in cui vuoi che qualcuno si
prenda cura di te, Lightning buttò via la sua infanzia e diventò forte per Serah.
Al funerale di loro padre e, poi, a quello di loro madre, lei teneva stretta la
mano di Serah. Era il suo modo di dire "Qualunque cosa succeda, io per te ci
sarò sempre". Serah non aveva mai dimenticato il calore della mano di sua
sorella...
Ahh, finalmente trovò qualcosa che Lightning e Snow avevano in comune. Anche se
le loro personalità sono completamente diverse, c'è qualcosa che li accomuna. Li
amo entrambi, sussurrò Serah, nel profondo del suo cuore. Ecco cos'hanno in
comune.
"No, andrà tutto bene. Dobbiamo dirglielo. Dobbiamo fare in modo che ci
accetti."
"Ma se si arrabbia, probabilmente mi uccide.", scherzò Snow.
Serah, cercando di non scoppiare a ridere, si sforzò di esibire una faccia
seria.
"Se solo fosse l'unica cosa... Se si incazza, distrugge tutta Cocoon."
"Lo farebbe, vero?" Snow aggrottò le sopracciglia. Ma quello sarebbe stato fin
troppo. Senza volerlo, Serah si fece scappare una risata, e Snow spinse la testa
all'indietro, scoppiando in una risata fragorosa. Spero che un giorno noi tre
potremo riderci su tutti insieme, pensò Serah. Lo faremo. Al suo compleanno.
"Snow!" Sentirono urlare alle loro spalle, dopo che erano rimasti a ridere per
un po'.
"Che succede, Maqui?", urlò Snow nel momento in cui la moto aerea si avvicinò.
"Stanno uscendo. L'abbiamo scoperto attraverso la comunicazione wireless
dell'esercito. Sembra che ci siano mostri nel bosco. È l'ora del Team Nora!"
"Afferrato", disse Snow, mentre la moto aerea atterrava.
"Mi dispiace, Serah, devo rubarti il Generale."
"D'accordo!" Serah gli fece un inchino con fare scherzoso. Maqui aveva solo un
anno in meno di lei, perciò lo vedeva come un compagno di classe.
"Scusate il disturbo.", disse Maqui, ridendo. Snow disse "bastardo" e fece finta
di prenderlo a pugni. Erano come fratelli.
"Bene, allora io andrò a casa."
"Aspetta! Riesci ad aspettarmi? Voglio andare a fare compere con te."
"Per comprare cosa?"
Snow fece l'occhiolino mentre saliva sulla moto. "Il regalo per tua sorella."
"Oh, un regalo di compleanno"
"Voglio che lo scegliamo insieme. Puoi iniziare ad andare al centro commerciale
e dare un'occhiata in giro, se vuoi..."
"No, aspetterò qui. Andrò a fare una passeggiata alle Strane Rovine."
"D'accordo", disse Snow, mentre la moto aerea si staccava dal suolo.
"Sistemeremo la cosa in un batter d'occhio!"
"Fai attenzione!" disse Serah, salutando con la mano, nonostante Snow e Maqui
fossero già in cielo. Rise, "Siete davvero veloci".
Capitolo 3
Aveva provato a non sembrare di cattivo umore, ma era preoccupata
perché non c'era riuscita. Quando era tornata a casa tardi la sera prima, non
aveva parlato molto con Serah. "Sono stanca", aveva detto, e si era chiusa nella
sua camera. Non voleva dire nulla che avrebbe potuto rimpiangere. Lightning
pensò che se avesse aperto la bocca avrebbe iniziato ad urlare contro Serah di
rompere con quel ragazzo. Non voleva dire a Serah che era contraria alla cosa.
Conosceva il temperamento di sua sorella meglio di chiunque altro. Nonostante
lei sembri gentile e debole, dentro di sé è molto forte. Se lightning le avesse
detto che era contraria alla relazione solo perché non le piaceva Snow, Serah
avrebbe provato a farle cambiare idea e avrebbe continuato a discutere finché
non ci sarebbe riuscita. Non voleva andare incontro a ciò.
Lightning sospirò e pulì il vassoio che usava per la colazione. In giorni
normali, quando doveva partire presto, avrebbero fatto colazione insieme, ma in
giorni come quello, in cui lei doveva partire più tardi, mangiò da sola. Quando
Lightning si svegliò, Serah era già partita. Tuttavia, aveva già preparato la
colazione. I turni di lavoro di Lightning cambiavano in continuazione, e lei
doveva sempre partire velocemente.
Loro padre era morto presto, e quando loro madre era viva, doveva lavorare.
Perciò l'esperienza di Lightning con i lavori domestici era molto più lunga di
quella di Serah. Serah, tuttavia, era una cuoca di gran lunga migliore.
"Serah è semplicemente più brava nello scegliere il cibo buono."
"Eh-ehm, e sono anche una cuoca migliore." Ricordò le conversazioni che aveva
con sua madre e Serah. Lei era sempre felice e sorridente. Ma poi loro madre si
ammalò.
Fu appena prima che morì. Dopo la scuola, Lightning andò con Serah all'ospedale
dove stava loro madre. Serah continuava a provare a correre, ma Lightning ogni
volta le afferrava la mano, dicendo "Non correre, è pericoloso." Un giorno,
però, le cose cambiarono.
Il giorno prima, quando era appena arrivata a casa da scuola, il dottore l'aveva
contattata, dicendo che sua madre era peggiorata. "La prossima volta che avrà un
attacco potrà essere pericoloso.", aveva detto.
Non c'era un'altra famiglia alla quale poterlo riferire. Il dottore non aveva
altra scelta se non quella di informare Lightning, allora appena quindicenne,
sulle condizioni di sua madre. "Se succede qualcosa", aveva detto, "c'è una
persona dei servizi sociali che posso presentarti". Le aveva dato l'indirizzo di
molti posti nei quali avrebbe potuto ricevere aiuto. Esistono programmi che
permettono ai bambini senza tutori di vivere gratuitamente. Non devi
preoccuparti. Devi solo pensare a te stessa e a tua sorella. Era ciò che le
aveva detto il dottore.
Ma, dopo quella parole, Lightning si era resa conto che avrebbe dovuto prendersi
la responsabilità di tutto, a cominciare da quel momento. Si chiedeva se glielo
si leggesse in faccia. Col senno di poi, si convinse del fatto che sua madre
dovesse sapere quel che le passava per la testa.
"Mi sento bene oggi. Sì, penso di voler mangiare un po' di frutta. Serah,
andresti a comprarmene un po'?"
"Andrò io.", disse Lightning, alzandosi in piedi. Ma sua mamma sorrise.
"Serah è più brava nello scegliere il cibo buono."
"Eh-ehm, e sono anche una cuoca migliore.", disse Serah, orgogliosa di se
stessa. Lasciò la stanza d'ospedale.
"Ci sono un sacco di cose che dovrai fare ora, non solo cucinare.", disse sua
madre. I passi di Serah erano già lontani e svanirono in fretta. La madre di
Lightning sorrise alla figlia. "Sì, capisce", pensò Lightning. "Ecco perché ha
chiesto a Serah di andare a comprare della frutta. Ora parlerà di quello che
dovrò fare." Ma non lo fece.
"Sai, non devi fare tutto da sola. Ci sono un sacco di cose per le quali anche
Serah potrà aiutarti."
"Ma mamma...", non riuscì a dire nient'altro. Sua madre le allungò le mani e
strinse Lightning vicino a sé. Le accarezzò i capelli come una bambina piccola.
Lightning tratteneva a stento le lacrime.
"Piccola bambina viziata. Ti chiamavamo così, prima che Serah nascesse."
"Non me lo ricordo..."
"Quando Serah è nata, tu sei diventata una sorella maggiore. Avevi solo tre
anni. Sia io che tuo padre non potevamo più chiamarti bambina viziata." Mentre
diceva queste parole rideva, ma Lightning riusciva a percepire il dolore che
nascondeva. La mano che le accarezzava i capelli era così magra.
"Dopo che tuo padre morì, tu mi hai sempre aiutata, vero? Ti sei sempre presa
cura di Serah. Tu ci sarai sempre per lei.". Sua madre continuò: "Ma anche Serah
ci sarà sempre per te. Ti aiuterà quando soffrirai, ti darà la forza. Non
dimenticarlo." E poi sua madre disse, ancora una volta, a voce bassa: "La mia
piccola bambina viziata"...
Da quel momento le sue condizioni cambiarono in fretta. Si era già preparata ad
affrontare ciò, perciò lo accettò senza dire una parola. Quel giorno, nel
momento in cui era tra le braccia di sua madre come una bambina piccola, la sua
infanzia finì. Non aveva più nessuno che potesse chiamare "mamma". Perciò non
era più una bambina. Non poteva più essere una bambina.
"Non dovrai fare tutto da sola." Sua madre gliel'aveva detto. Ma l'unica in
grado di proteggere Serah era lei. "Certo", si rese conto, "che devo fare tutto
da sola".
Voglio essere un'adulta. Lo voleva intensamente. Per proteggere Serah, per la
felicità della mia unica sorellina, devo diventare un'adulta più in fretta che
posso. Se non posso essere un'adulta per la legge, devo sbarazzarmi del nome che
i miei genitori mi hanno dato e rendermi un'adulta da sola. Se non sono più la
figlia di mia madre, funzionerà. In cambio, diventerò la tutrice di Serah. La
proteggerò. Fece un giuramento davanti alla tomba di sua madre. Si diede un
nuovo nome, "Lightning".
Il suono della sua fondina la riportò al presente. Non se n'era nemmeno accorta,
ma si
era già vestita. Sorrise amaramente. Non era nemmeno l'ora di uscire.
Ma si era svegliata prima di quel che aveva programmato. Probabilmente a causa
di ciò che
era successo il giorno prima, che non le aveva permesso di dormire molto bene.
Comprensibile, si disse per la milionesima volta, e sospirò. Doveva proprio
essere quel
ragazzo. Lei non era il tipo di sorella superprotettiva che caccia via tutti i
ragazzi
che rivolgono la parola a sua sorella. Voleva qualcuno che rendesse Serah
felice. Voleva
qualcuno che l'avrebbe protetta. Non avrebbe permesso a nessuno incapace di fare
ciò di
starle vicino. Non doveva essere un conversatore raffinato né avere chissà quale
caratteristica esteriore. Doveva solo trattarla bene e desiderare di
proteggerla.
Ma quell'uomo non potrebbe mai proteggerla, pensò Lightning. È solo un tizio che
gioca a fare il re della montagna. Alla prima difficoltà abbandonerebbe Serah e
scapperebbe via. Se avesse fatto ragionare un po' Serah, lei alla fine avrebbe
capito. Tra una brava studentessa delle scuole superiori e un disoccupato
qualsiasi non potrebbe mai funzionare.
Se la mamma fosse viva, potremmo fermare Serah insieme?
No, probabilmente no. Lightning afflosciò le spalle. Il papà stesso era una
specie di tipo pericoloso. Era tranquillo e di buon carattere, ma non era molto
affidabile. Ora che sono un'adulta, lo capisco, pensò Lightning. Certo, quando
ero piccola volevo bene a mio padre. Nei miei ricordi è sempre raggiante e
sorridente. Ma se fosse vissuto più a lungo, avrei criticato il suo carattere
scanzonato? Probabilmente mi sarei ribellata a lui.
La mamma aveva scelto il papà lo stesso. Probabilmente lei sarebbe stata
indulgente verso qualcuno come Snow. Probabilmente avrebbe detto "Se è la
persona che Serah ama..." e l'avrebbe accettato e basta.
Quindi tocca a me proteggere Serah da lui. Non sono né la mamma né il papà. Loro
avrebbero potuto accettarlo. Ma io no. Mai.
Indossò i guanti di pelle e aprì la porta della sua stanza. Decise che quel
giorno sarebbe partita presto.
Capitolo 4
Secondo vecchie testimonianze, le Strane Rovine di Bowdam esistono da centinaia
di anni.
I vecchi edifici e le abitazioni di Cocoon sono solitamente chiamate "storiche",
ma le
cose provenienti da Pulse vengono chiamate "strane rovine".
Queste probabilmente erano state portate qui durante la Guerra delle
Rivelazioni, come
materiale per riparare i luoghi che erano stati distrutti. È ben noto che il fal'Cie
porta materiali da Pulse allo scopo di mantenere le strutture di Cocoon.
Ma la cosa strana è che, in centinaia di anni, le rovine non sono mai state
utilizzate
come materiale per riparare edifici, né per costruirne di nuovi, e non sono mai
ritornate
a Pulse. Erano semplicemente rimaste a Bowdam, in attesa.
Se sia programmato un loro utilizzo o se siano state conservate per qualcosa,
nessuno lo
sa. Alcune centinaia di anni non significano nulla per l'immortale fal'Cie.
Nessun umano
potrebbe comprendere i pensieri del fal'Cie.
Ad ogni modo, era un bel mistero. Forse quelli vicini al Governo sapevano
qualcosa di più, ma un normale cittadino come Serah non sapeva nulla.
"Per quante volte le veda, continuo a pensare che siano strane..." Serah guardò
le imponenti rovine. Chi poteva averle costruite?
Semplici umani non possono vivere su Pulse. I frequenti disastri naturali e i
feroci mostri in libertà non lo rendono possibile. Aveva sentito anche che su
Pulse c'è un fal'Cie proprio come su Cocoon. Ma, a differenza del fal'Cie di
Cocoon, che manda benedizioni alla gente del luogo, il fal'Cie di Pulse porta
solo distruzione.
In quel caso, le rovine non potevano essere state costruite dal fal'Cie di Pulse.
Se fossero state costruite da qualcuno terribile come lui, allora sarebbero
state pericolose per Cocoon, e il fal'Cie di Cocoon le avrebbe distrutte e ne
avrebbe utilizzato i materiali.
Ma se non era stato il fal'Cie di Pulse e non erano stati i barbari, chi le
aveva
costruite?
Sull'argomento erano stati scritti molti libri e saggi. Tutti volevano saperlo.
Ma
nessuno trovata delle risposte. È una vecchia storia, è comprensibile che
nessuno trovi
la risposta.
Serah diventò interessata alla storia proprio a causa di misteri come questo.
Per questo
motivo, i suoi voti in storia si alzarono di molto. Spesso pensava che se non
fosse
cresciuta attorno alle Strane Rovine di Bowdam non le sarebbe importato così
tanto della
storia, ma non lo sapeva per certo.
Non c'era nulla che rendesse euforica Serah quanto un mistero irrisolto. Anche
se non c'era una risposta corretta, era divertente immaginare quale potesse
essere. Ovviamente, se il mistero fosse stato risolto, sarebbe stato ancora
meglio.
"Se solo potessi andare dentro."
Ma le rovine non presentavano entrate. Non esistevano resoconti riguardo a ciò
che c'era al loro interno. Non si sapeva se ci fosse uno spazio aperto o un
qualche altro edificio. Serah toccò il loro esterno. Non erano fatte di pietra o
metallo. Erano fredde al tatto. No, probabilmente era un qualche tipo di
metallo, ma non del tipo che vedeva tutti i giorni. O, perlomeno, non il genere
di metallo utilizzato per gli edifici.
Quando furono create su Pulse, probabilmente erano molto diverse. Sono state
logorate dal vento e dalla pioggia di Cocoon per centinaia d'anni. Probabilmente
non sono state modificate solo nella consistenza, ma forse anche nel colore e
nella forma.
Serah diresse lo sguardo verso la parte superiore delle rovine e camminò
lentamente intorno ad esse, mantenendo lo sguardo fisso sulla parte superiore.
Quando lo faceva, sembrava che le rovine si muovessero. Quando era piccola,
questa era una cosa che le aveva mostrato sua sorella. Aveva sentito che, a sua
volta, suo padre l'aveva insegnato a sua sorella. Serah era presente in
quell'occasione, ma era troppo piccola per ricordare.
Non cambia mai nulla qui, pensò Serah. È tutto uguale a cinque anni fa, dieci
anni fa, ora. Quindi è probabile che tra cinque e dieci anni, tutto sarà ancora
uguale. Perfino dopo che sarò morta, pensò, tutto ciò sarà ancora qui,
immutato...
Ad un tratto, sentì qualcosa di strano. Toccando il muro esterno delle rovine,
percepì un cambiamento sulle punte delle sue tipa. Sorpresa, Serah guardò il
muro. Il muro esterno si era mosso, e quello spostamento apriva un varco verso
l'interno.
Stupita, Serah fisso l'interno.
"Sono aperte!?"
Da quando? Quando era stata qui un paio di giorni prima, non aveva notato nessun
cambiamento. Osservava le rovine da quando era piccola. Non si sarebbe persa
nemmeno il minimo cambiamento, specialmente se si trattava di una cosa
importante come un'entrata.
Forse una squadra di ricerca del governo ha finalmente trovato il modo di
aprirle. Serah fece qualche passo all'interno.
"C'è nessuno... qui?"
Non ci fu risposta. Non c'erano guardie, quindi probabilmente non c'era esisteva
alcuna missione di ricerca.
"Andrà bene se do un'occhiata intorno per un po'... vero?"
Se si fosse scoperto che lei era entrata senza permesso, sarebbe finita in un
sacco di guai, ma alla fine fu vinta dalla curiosità.
Avanzò piano all'interno delle rovine. Sperò di riuscire ad arrivare almeno al
centro di esse. Il centro delle rovine provenienti da Pulse. Si trattava di un
qualcosa che veniva dall'esterno di Cocoon. Era eccitata, mentre pensava a
quanto era vicina dallo scoprire i segreti delle rovine. Ma più andava avanti,
più iniziava ad avere la sensazione di essere irrispettosa. L'aria all'interno
delle rovine era fredda e silenziosa.
Le rovine sembravano essere molto più grandi di quel che sembravano
dall'esterno. All'interno c'erano sentieri e scale che serpeggiavano ovunque.
Era ovvio che non ci fossero persone. Non solo non ne vedeva, ma non sentiva
alcuna voce e nemmeno il più piccolo rumore. Nonostante ciò, l'interno delle
rovine era luminoso. C'erano luci lungo i vari sentieri. Spingendosi più in
profondità, Serah si chiese quale genere di congegno venisse usato. Le luci
sembravano diventare più luminose, come se le mostrassero la via.
"Oh, wow...!"
Aveva intenzione di emettere solo un sussurro, ma esso echeggiò forte nelle sue
orecchie. Si mise una mano alla bocca. Emise un piccolo sospiro e si guardò
intorno ancora. L'architettura era strana. Il pavimento sembrava essere fatto di
pietra, ma era completamente diverso da qualsiasi antico edificio di Cocoon. Il
pavimento, le pareti e i sentieri erano tutti perfettamente lisci. Perciò
dovevano essere stati fatti da qualcuno estremamente abile. Le linee si
incontravano in modo elaborato e creavano una splendida armonia.
"Mi chiedo cosa ci sia qui."
Guardò verso l'alto. Il soffitto lontano lontano era luminoso in modo
sufficiente perché potesse vederlo chiaramente perfino da così in basso. C'era
una rampa di scale che andavano verso l'alto. Ci deve essere qualcosa laggiù.
In quel momento il pianerottolo delle scale brillò. Era come se stessero
dicendo: "Se vuoi saperne di più, vieni". Serah non esitò nemmeno per un
istante, e posò il piede sulle scale. I suoi passi echeggiavano. I gradini della
scala sembravano di altezza diversa rispetto a quelli di Cocoon, ma non così
tanto da causarle problemi nel camminarvi sopra.
Proseguì un po' e arrivò davanti ad un altro sentiero dritto, ma poco dopo
questo convogliò in un'altra rampa di scale. Le scale erano lunghe, ma non si
sentiva stanca. Tutto ciò era molto più interessante di qualsiasi museo che
aveva visto. Le pareti geometriche, i disegni quadrati sul pavimento... Serah
continuava ad avanzare come in trance.
I percorsi e le strade erano piuttosto complessi, ma lei non si perse mai. Come
in precedenza, la strada davanti a lei diventava più luminosa non appena la
raggiungeva, mostrandole la via e aiutandola ad andare sempre più in alto.
Si chiese per quale motivo era stato costruito quel posto. Le tornarono alla
mente domande che si era fatta tante volte nel corso degli anni. Non sembrava
che quel posto fosse fatto per qualcosa di malvagio. Non percepiva nulla di
maligno nell'aria.
"Ma... sono un po' stanca. Non penso che sarà in grado di arrivare fino in
cima..."
Era già passata attraverso tante scale, tanti passaggi e piccole stanze. Si
riposò per un attimo contro le scale, e guardò giù. Non era arrivata nemmeno a
metà. Senza dubbio queste erano le stesse rovine delle quali aveva pensato che
potessero quasi toccare i cieli. Non sarebbe stato facile raggiungere la cima di
quel luogo.
"Ancora un piccolo sforzo..."
Pensò che, se doveva comunque tornare indietro, avrebbe potuto benissimo
arrivare anche a metà strada. I piedi erano stanchi, ma andò avanti. Respirava
pesantemente, avanzando lentamente lungo le scale, quando qualcosa catturò il
suo sguardo.
"Che meraviglia!"
Sul bordo del pianerottolo successivo c'era una colonna di luce. A differenza
delle luci presenti lungo il percorso, era una luce tenue e di colore verde.
"Mi riposerò qui. Quella luce probabilmente indica che si tratta di una zona di
riposo."
Quando si avvicinò, vide che c'erano altre colonne di luce in alto. La luce la
inondò, cancellando la sua stanchezza. Sì, questa dev'essere una zona di riposo,
pensò, mentre si appoggiava al piedistallo.
Improvvisamente sentì un rimbombo dall'interno delle rovine. Sorpresa, Serah si
rizzò in piedi. Il pavimento e le pareti davanti a lei iniziarono a muoversi. Si
rese conto di essere stata fin troppo ottimista riguardo a quelle colonne di
luce. Non segnalavano un'area di riposo, ma un qualche tipo di trasportatore.
Preoccupata, Serah si guardò intorno. Le rampe di scale erano diventate piatte,
i percorsi erano diventato muri, tutto l'interno delle rovine stava cambiando.
Al piano inferiore, un enorme cilindrò cadde giù con un lamento. Mi chiedo se
sia una fonte di potere, pensò.
D'un tratto, le scale davanti a lei sparirono. Pensò che si sarebbero
trasformate, come le altre, in un sentiero piatto, ma non fu così. Non c'era
nulla lì. Si trasformarono in un vicolo cieco.
"Ora cosa faccio?..."
Il rimbombo si fermò e tutto divenne di nuovo silenzioso. Ebbe solo un breve
momento di sollievo prima che uno strano disegno rosso si mise a fluttuare
nell'aria di fronte a lei. Era lo stesso strano disegno che aveva visto sui
pavimenti inferiori. Tuttavia, pensò che l'aveva già visto prima, ancor prima di
arrivare lì. "Dove l'ho già visto?", si chiese.
Il disegno rosso sfolgorò improvvisamente di una luce chiara. Serah si coprì il
volto. Nell'aria apparve una strana tavola. Non esattamente una tavola, ma
piuttosto una specie di pavimento che galleggia nell'aria.
"Questo è... una specie di ascensore, giusto? Un ascensore antico."
Aveva visto ascensori antichi, quando aveva visitato uno dei siti storici di
Cocoon. Ma questo "ascensore" era molto diverso da quelli che aveva visto.
"Immagino che debba semplicemente salirvi sopra e stare vedere."
Serah saltò sulla piattaforma. Non pensò nemmeno che sarebbe potuto essere
pericoloso. Proprio come le luci lungo i sentieri e le scale, l'ascensore si
fece più luminoso, invitandola a salire. Aveva ragione, l'ascensore iniziò a
muoversi lentamente verso l'alto. Serah si sentì soddisfatta al pensiero che
l'ascensore l'avrebbe portata fino in cima.
Il soffitto si fece più vicino. La luce divenne così luminosa da far male.
Finalmente l'ascensore si fermò. "Ho raggiunto il piano più alto?", si chiese
Serah. L'aria qui sembrava più fredda rispetto a quella in basso.
"Queste sono... particelle di cristallo?"
C'erano milioni di piccole luci scintillanti che fluttuavano nell'aria fredda.
Più che pensare che tutto ciò fosse stupendo, sentì, da qualche parte nel
profondo, che si trattava di qualcosa di sacro.
Raddrizzò la schiena e camminò attraverso le particelle brillanti che
affollavano l'aria. Questa è una di quelle volte in cui senti di voler pregare,
pensò.
Le porte si aprirono, come per dirle che avrebbero risposto presto a tutte le
sue domande. Entrò. Era buio. Iniziò a preoccuparsi e a pensare che quello
poteva essere un posto nel quale non sarebbe dovuta entrare. Ma il sentiero si
illuminò. Non era luminoso quanto il percorso sul quale era stata prima, ma non
era nemmeno scuro. Questa deve essere la strada giusta, pensò.
Serah continuò e la luce divenne lentamente più chiara. Sì, è giusto, si disse,
sono sul percorso giusto.
"C'è qualcosa... laggiù?"
Non riusciva a vedere bene nella luce tenue. C'era qualcosa davanti a lei,
qualcosa di enorme. Qualcosa di vivo. E si sta muovendo. All'interno di esso,
luccicò una luce fredda.
"Un cristallo!? Ma, ma... perché?"
Subito dopo, il cristallo sprigionò una luce accecante. Era pure luce bianca,
così chiara che Serah doveva chiudere gli occhi. Ma un'immagine si formò nella
sua mente. Era grande e orribile.
"Cosa... cos'è!?"
Urlò, ma dalla sua bocca non uscì alcun suono. Quella cosa grande e orribile si
innalzò e si contorse. C'era un pianto, ma non riusciva a sentirlo. No, no,
riesco a sentirlo. È una canzone. Qualcuno sta cantando. Che canzone è questa?
Cosa significa?
Poi, non riuscì più a pensare. Tutto si fece buio.
Capitolo 5
Lightning aveva pensato di girovagare un po' prima di andare al lavoro, ma si
ritrovò al centro commerciale.
Ogni anno, turisti da tutte le parti vengono a Bodwam per assistere al festival
dei fuochi d'artificio. Il festival era celebrato fin dai tempi antichi, e
c'erano alcune leggende attorno ad esso. La più popolare era: "Se preghi davanti
ai fuochi d'artificio, i tuoi desideri diverranno realtà". Solo quello e
nient'altro. Tutto ciò che bisogna fare è pregare. Probabilmente, dato che è
così semplice, ha finito per diventare una cosa creduta per decenni e anche di
più.
Tutti hanno dei desideri. Non importa quanto tu sia felice, ci sarà sempre
qualcosa che potrà renderti ancora più felice. Per questo motivo la notte del
festival le porte di Bowdam accolgono un numero di persone di gran lunga
maggiore del solito. Con così tante persone riunite tutte in una volta, gli
incidenti non sono rari. Per questo, la notte del festival le forze di sicurezza
di Bodwam vanno in pattuglia. Quella notte Lightning era la responsabile
dell'area tra il centro commerciale e la spiaggia.
"Probabilmente è una buona idea controllare la zona prima di andare in
pattuglia", pensò. "Posso rendermi conto di dove sono i vari negozi, decidere in
che luoghi manderò i miei soldati e cosa dovrò fare per prevenire incidenti. Per
esempio, dovrei posizionare molte guardie intorno a questo negozio di accessori,
o per lo meno dire agli incaricati di stare all'erta. Qualunque negozio che
contenga gioielli sarà in pericolo di furto."
Vide attraverso una delle vetrine e qualcosa attirò la sua attenzione. Una lunga
collana dalla catena delicata era in esposizione. Il pendente era di Cocoon ed
era un qualche oggetto dalla forma strana. Lightning non sapeva molto di
gioielli, ma le sembrava qualcosa che sarebbe potuto piacere a Serah.
Girando un po' per il centro commerciale, Lightning iniziò a rendersi conto di
quanto tempo fosse passato dall'ultima volta che era stata lì con Serah. "È
passato molto tempo dall'ultima volta che siamo andate a fare shopping
insieme.", pensò. "Da quando sono entrata nell'esercito."
Tutto ad un tratto sentì un senso di colpa. Dopo che era entrata nell'esercito,
pensò che una volta che si fosse abituata al lavoro avrebbe avuto tempo per
Serah. Ma era passato un anno, e si era assunta maggiori responsabilità. Era
diventata ancora più occupata. Prima di rendersene conto, non solo non uscivano
più insieme, ma erano diventati rari anche i momenti in cui facevano
conversazione.
Quando si era arruolata, Serah frequentava ancora alle scuole medie. Sicuramente
era preoccupata riguardo a cosa fare dopo gli studi o riguardo le sue relazioni
con gli altri. Tutti hanno problemi a quell'età. Forse voleva chiedere a
Lightning consigli su molte cose. Ma no, Lightning era troppo occupata a
lavorare per ascoltarla.
Serah probabilmente si era sentita sola. Forse avrebbe voluto semplicemente
qualcuno con cui parlare... ecco perché è finita per essere attratta da un
prepotente come Snow. "Se è quello il motivo...", pensò, "allora è stata tutta
colpa mia. Se solo fossi stata presente per Serah... anche se ero occupata,
avrei potuto dedicarle del tempo. Perché non l'ho fatto? Ho giurato sulla lapide
di mia madre che l'avrei protetta, ma l'ho fatta solo sentire sola, tanto che si
è messa insieme a quell'uomo orribile. Ed è tutta colpa mia..."
"Oh, che carino!"
Lightning si girò appena sentì quella voce allegra. Una madre e suo figlio si
erano fermati davanti a una gabbia del negozio di animali.
"Ti piacciono queste cose, mamma?"
"Cosa? Ma piacevano anche a te. Stavi sempre davanti al negozio piangendo,
dicendo 'Ne voglio uno, ne voglio uno'!"
"E quanti anni fa?"
"Non tanti... solo dieci."
La madre e il figlio stavano guardando nella gabbia. Anche da dietro si poteva
capire che si volevano molto bene. I capelli del figlio erano argentati, mentre
quelli della madre di un colore molto più caldo. Anche se il colore dei capelli
era differente, le loro facce erano simili. Dicono che i figli maschi somigliano
sempre alle loro madri. Per la sua altezza, il ragazzo doveva avere quattordici
o quindici anni. La giacchetta di un arancione brillante che indossava lo faceva
sembrare ancora più grande. "Io avevo quell'età quando mia madre morì.", pensò
lei con un velo di tristezza.
"Questi sono molto bravi con i bambini. Sono intelligenti e si affezionano
facilmente ai loro padroni.", disse loro il proprietario del negozio di animali
mentre prendeva un piccolo uccello da uno dei contenitori e lo metteva in una
gabbia. Era un cucciolo di chocobo.
"Al giorno d'oggi questi animali sono introvabili. Il negozio a Ewleede ne ha
presi alcuni l'altro ieri e sono già finiti. Presto gliene dovremo spedire di
nuovi."
"Quando eravamo piccoli non erano così popolari come adesso", pensò Lightning.
Ma un paio di persone della sua classe aveva dei cuccioli di chocobo. Serah
aveva un amico con cui giocava spesso che ne possedeva uno. I suoi occhi
brillavano sempre quando ne parlava.
"Allora, volete comprarne uno?"
"Oh no, sfortunatamente siamo in vacanza. Sarebbe faticoso portarlo da qui fino
a Palumpolum."
La parola "vacanza" diede a Lightning un'idea. Una vacanza. Sì, poteva essere
una buona idea.
Sarebbe stato un bel modo per farsi perdonare da Serah per averla fatta sentire
così sola. Avrebbe potuto portarla da qualche parte. Nonostante non potesse
prendersi una lunga vacanza, buttando via un po' di giorni liberi avrebbe potuto
andarsene con lei via per un breve viaggio. Appena il festival fosse terminato,
il suo orario di lavoro sarebbe diventato più flessibile e il suo piano sarebbe
potuto diventare realtà.
"Il giorno del mio compleanno", pensò, "potremmo parlare di questa cosa". Il
giorno del compleanno di Lightning cenavano sempre insieme. Serah le dava poi un
regalo, che aveva scelto solo dopo averci pensato a lungo. Questa volta,
Lightning l'avrebbe ringraziata del regalo proponendole l'idea della vacanza.
Solo per loro due.
In vacanza, avrebbe ascoltato qualsiasi cosa che Serah avesse voluto
raccontarle, per compensare tutto il tempo che avevano trascorso senza parlare.
Si sarebbero divertite e avrebbero mangiato piatti deliziosi. Ovviamente, al
ritorno, Lightning avrebbe trovato tempo a sufficienza per parlare con Serah.
Non l'avrebbe più lasciata sola. Se non fosse più rimasta sola, sicuramente
avrebbe aperto gli occhi e si sarebbe resa conto di essere stata quasi ingannata
da quell'uomo spregevole. E allora, sarebbe andata all'università di Eden. Se si
fosse fatta molti amici nuovi in posti nuovi, probabilmente si sarebbe
dimenticata di Snow.
Lightning decise che era un'idea eccellente. E tutto grazie a quella madre e a
suo figlio. Voleva girarsi per ringraziarli, ma non erano più davanti al negozio
di animali. Li vide mentre camminavano insieme in mezzo alla folla. Sembravano
così felici che Lightning pensando a loro sentì calore dentro di sé.
"Grazie.", pensò Lightning. "Spero che vi godiate il resto della vostra
vacanza".
Capitolo 6
Sentì una voce nell'oscurità. Diceva "l'Cie". Era una voce che suonava come se
dovesse scomparire in un istante.
"Perché..."
Questa era una voce diversa, più chiara.
"Perché hai scelto qualcuno di Cocoon?"
Chi stava parlando? Di cosa stavano parlando? Voleva chiedere "Chi siete?", ma
scoprì che non poteva parlare. Non poteva nemmeno aprire gli occhi né muovere le
dita. Non poteva muoversi affatto. Si sentiva come se stesse fluttuando. "Cosa
sta succedendo?", si chiese. Non appena pensò ciò, l'oscurità si fece ancora più
profonda. Senza nemmeno pensare di lottare, cadde all'indietro, priva di sensi.
Sentì il caldo sulle palpebre. Nell'aprire gli occhi, vide il cielo blu sopra di
lei. Non solo il cielo, ma l'esterno delle rovine. Come era arrivata lì fuori,
stesa a terra, era una mistero. Timidamente, provò ad alzare la mano destra.
Riusciva a muoverla. Così provò con la sinistra. Oh bene, pensò, riesco a
muovere entrambe le mani. Si tirò su lentamente, ma le girava un po' la testa.
Si appoggiò con entrambe le mani contro il terreno e rimase seduta un momento.
"Cos'è successo?", pensò. Stavo camminando attorno alle rovine. E poi? Poi ho
visto che c'era un'entrata aperta, così sono entrata. E poi? Poi c'erano un
sacco di scale che ho percorso, su, sempre più in alto, nelle profondità delle
rovine... Ho visto un grosso cristallo. E poi una luce di un bianco puro. Dopo
questo, non riesco a ricordare altro. Come se quella luce abbia bruciato tutto.
Cos'è successo? Cos'era quella luce?
"Perché hai scelto qualcuno di Cocoon?"
Si ricordò di quella voce. Se l'era sognata? Probabile. Era svenuta e rinvenuta,
e non c'era stato il minimo segno di umani nelle rovine. Ma prima di perdere
coscienza, aveva visto quella strana cosa. No, non strana. Orribile, ripugnante.
Il suo nome... no. No, era un sogno. Era un orribile incubo.
"Ma", pensò Serah, "se sono qui, allora significa che nelle rovine ci dev'essere
stato qualcuno. Ero priva di sensi, dev'esserci stato qualcuno che mi ha portata
fuori". Cercò di ricordare.
C'era un'altra cosa che aveva sentito. Sì, "l'Cie". L'Cie? Quel l'Cie? No, Serah
scosse la testa. I l'Cie non sono nient'altro che una vecchia storia. Anzi, una
favola o una leggenda.
Sentiva un lieve battito nel profondo della sua testa. Quando era caduta,
probabilmente aveva colpito qualcosa. Si chiese se si era fatta male da qualche
altra parte. Mosse le gambe, ma non le facevano male. Alzò la testa, ma stavolta
non le girava più. Aggrappandosi alla parte esteriore delle rovine, si tirò su.
Le gambe le tremavano un po', ma riusciva a stare in piedi.
Non era ferita. Emise un sospiro di sollievo. Poi i suoi occhi caddero sulla
macchia nera che le copriva il braccio sinistro. "Ugh", pensò, girandosi a
guardare.
"Cosa, cos'è questo?"
Aveva un disegno nero che le copriva la parte superiore del braccio. Era troppo
elaborato per essere stato disegnato come scherzo, ed era diverso dal tatuaggio
che Lebreau aveva sulla spalla.
"Spero di riuscire a lavarlo via. Se non ci riesco... che faccio se non ci
riesco?"
Lo toccò con la punta delle dita, e sobbalzò. Aveva già visto quel disegno. Era
complesso e fatto di tante frecce. Il disegno che aveva sul braccio non era
esattamente uguale, ma era simile. Sì, l'aveva visto diverse volte nelle rovine,
ed era lo stesso che aveva visto in quella luce rossa...
"Oh!"
Esclamò Serah dolcemente. Si era appena ricordata. La prima volta che aveva
visto il disegno delle rovine, aveva pensato di averlo già visto prima da
qualche parte. Sì, sicuramente l'aveva già visto. Molto tempo prima, in qualcosa
che aveva preso in prestito dalla biblioteca. Molto tempo fa, quando i nemici
furono mandati da Pulse per attaccare Cocoon, il fal'Cie di Cocoon trasformò gli
umani in l'Cie, rendendoli i suoi servi e donando loro poteri speciali. I l'Cie
lottarono per proteggere Cocoon. Stava scritto nelle cronache della Guerra delle
Rivelazioni.
Il fal'Cie di Pulse aveva creato a sua volta dei l'Cie dai barbari, e li aveva
mandati su Cocoon. Era in quella pagina che aveva visto il disegno, lo stesso
disegno che ora si trovava sul suo braccio. Sotto di esso, una didascalia
diceva: "Il Marchio dei l'Cie - Pulse - Riproduzione".
"Sono un l'Cie?"
Un l'Cie di Pulse.
"No. No, non può essere."
Quello era solo uno scherzo crudele. Uno scherzo da parte di quella voce che
aveva sentito nelle rovine.
"Perché hai scelto qualcuno di Cocoon?"
Il suo cuore saltò un battito. Quelle parole. Era come se intendessero dire
"Perché hai scelto qualcuno di Cocoon, quando normalmente sceglieresti qualcuno
di Pulse?". Voleva dire che ci dovevano essere persone al di fuori di Cocoon.
"Su Pulse...?"
Ma certo. Le rovine provengono da Pulse. La voce aveva detto "Perché hai scelto
qualcuno di Cocoon, quando normalmente sceglieresti qualcuno di Pulse?". Quella
voce non ci vedeva niente di strano nello "scegliere". Il che significava che
sapevano che quello era il posto nel quale vengono scelti i l'Cie. E colui che
sceglie i l'Cie è il fal'Cie.
Il che significa...
"Il fal'Cie di Pulse è dentro le rovine?"
Ora tutto ha un senso. Le particelle di cristallo nell'aria, il grosso cristallo
che aveva visto prima di perdere i sensi... Se il fal'Cie era lì, tutto aveva
senso. Serah aveva visto il fal'Cie, che l'aveva trasformata in un l'Cie. Era
stato il fal'Cie di Pulse, quello che porta distruzione alle persone di Cocoon.
I l'Cie scelti dal fal'Cie di Cocoon erano "Servi Sacri", ma quelli del fal'Cie
di Pulse erano "Pedine del Diavolo", e nemici di Cocoon.
"Lo sono? No. No, deve essere una bugia. Non può essere..."
Serah si sfregò il marchio nero sul braccio fino a farsi male. Non andava via.
"Questo è solo un terribile scherzo!"
Si sfregò il braccio ancora più forte. Sobbalzò. Il marchio nero stava
cambiando. Non stava venendo via, ma la forma e il colore erano cambiati.
"No, non esiste..."
Non era semplicemente scarabocchiato sul braccio. Era inciso.
"No, no, no, non lo voglio."
Si accasciò con le ginocchia vicine al monto. No, non può essere. È solo uno
stupido errore. Provò a convincersi, ma ogni volta che vedeva quel marchio sul
braccio perdeva la speranza. Non poteva negare quel che sapeva. Sarebbe stato
più facile se non avesse saputo niente.
"Snow... Lightning... ho paura."
Non faceva freddo, ma le sue spalle tremarono. Le lacrime le scivolarono lungo
il viso.
"Aiuto. Snow..."
Pianse solo per un momento. Snow arriverà presto, pensò. Non voglio che mi veda
in questo stato. Quest'orribile marchio. Ora sono un pericolo per Cocoon.
Calmò le gambe tremolanti e si mise in piedi. "Devo andarmene da qui", pensò,
"subito. Prima che torni Snow". Fu l'unico pensiero che la spinse a muoversi.
Capitolo 7
"Dove andrebbe Serah?", si chiese Lightning.
Il solo fatto di pensarci la fece sorridere. Camminando per il centro
commerciale, i passi di Lightning erano più leggeri del solito. Era stata la sua
prima volta in un'agenzia di viaggio, ma il personale era stato gentile nei suoi
confronti. Le avevano detto che c'erano un sacco di posti nei quali sarebbero
potute andare anche per una breve vacanza. Le avevano perfino spedito delle
informazioni all'indirizzo di casa. Ora il giorno del suo compleanno avrebbero
potuto guardarle insieme e fare programmi. Sarebbe stata la loro prima vacanza
insieme. Era sicura che avrebbe reso Serah felice.
Il pensiero del sorriso di Serah illuminò e scaldò il suo cuore. "Il mio
tesoro", pensò
Lightning. "Per il quale farei qualsiasi cosa", giurò nel profondo del suo
cuore. "Mi dispiace, Serah", pensò, "per non essere stata presente per te. Ma
non voglio che tu ti senta più sola. Non userò il mio lavoro come scusa. Lo
prometto."
Si sentiva come se, dal giorno della morte di sua madre, non avesse fatto altro
che correre in avanti. Non dovrei più avere fretta, dovrei prendermi il tempo
per fermarmi e rilassarmi. Per Serah e per me stessa.
Nella folla, vide due persone vestite in modo bizzarro. Una aveva i capelli neri
e portava dei vestiti che sembravano una combinazione di quelli dell'uomo
stravagante e della donna mezza nuda che aveva visto il giorno prima. "Sembra
che sia destinata ad incontrare donne dai capelli neri ultimamente", pensò
Lightning. Ma a differenza della donna del giorno prima, questa le dava
l'impressione di possedere un coraggio selvaggio. Forse era solo il taglio dei
suoi vestiti blu che la faceva sembrare tale. La donna insieme a lei indossava
lo stesso genere di vestiti. Probabilmente stavano indossando la stessa marca di
vestiti. Forse erano in visita da Eden.
"Non capisco niente di moda.", disse sospirando.
"Cos'è che non capisce?", disse una voce familiare alle sue spalle. Era il
Sergente Maggiore Amoda.
Lightning si chinò leggermente, e indicò le due donne che stava guardando poco
prima.
"I vestiti che indossano quelle due..."
Non c'erano più. Forse erano andate in qualche negozio.
"Due donne?"
"No, lasci stare. Stavo solo dicendo che non so molto riguardo alla moda del
momento."
Inclusi quei due che ho visto ieri, aggiunse in silenzio. Non capisco proprio.
"Be', forse lei no. Ma che mi dice di sua sorella? Non è interessata a... alla
moda del momento?"
"Se lo fosse, vorrebbe indossare quel genere di vestiti..."
Non glielo permetterei, stava per dire. Ma si fermò. Amoda la stava prendendo in
giro di nuovo. Lightning rise amaramente, "questo è il Sergente Maggiore che ti
trovi".
"È strano trovarla al centro commerciale prima del lavoro, Sergente. Sta facendo
shopping, per caso? Cerca l'ultima cosa alla moda?"
"Smettiamola di parlarne, per favore."
Lo disse così bruscamente, che Amoda fece gesto di arrendersi.
"Sto ispezionando l'area, dal momento che questa sarà la mia zona di pattuglia
durante il festival. Ci saranno un bel po' di cambiamenti da fare in questo
centro commerciale."
"Sono felice che lei lavori così duramente, ma non pensa che dovrebbe aspettare
fino al giorno del festival prima di mettersi ad ispezionare?"
"Be', lei per quale motivo è qui, Sergente Maggiore?"
Decise di punzecchiarlo a sua volta. Conosceva già la ragione. Si conoscevano da
tanto tempo.
"Be', per il suo stesso motivo."
"Non ha niente da fare allora, giusto?"
"Un vecchio come me può diventare piuttosto smemorato. Mi sarò già dimenticato
tutto entro il giorno del festival."
Si guardarono l'un l'altra e risero.
"Spero che tutto vada liscio al festival di quest'anno."
Entro otto giorni il cielo sopra Bowdam pullulerà di fuochi d'artificio. Sarà la
notte in cui si riuniranno tutte le persone desiderose che i loro sogni
diventino realtà. Il giorno successivo sarebbe stato il ventunesimo compleanno
di Lightning. Sarebbe stata la prima volta, dopo tanto tempo, in cui avrebbe
potuto veramente parlare con Serah. Quel pensiero le riempì il cuore di
eccitazione.
"Oh-oh, non possiamo starcene qui tutto il giorno. È ora. Andiamo."
Lightning si stirò i vestiti e guardò in avanti. È ora di lavorare. Era l'ora,
per lei, di diventare un soldato.
"Ricevuto, Sergente Maggiore."
La luce del sole pomeridiano era luminosa. Zigzagando tra gli acquirenti felici,
i due camminavano velocemente. Lei sentiva la gente parlare di cose sciocche e
ridere allegramente. La città costiera di Bowdam era piena di scene del genere.
Lightning le osservava, credendo che anche Serah stesse facendo lo stesso.
Fine della Prima Parte -
Continua...
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